

170. L'ideologia islamica.

Da: B. Scarcia, Il mondo dell'Islam, Editori Riuniti, Roma, 1988.

Nella societ islamica la religione svolge indubbiamente un ruolo
fondamentale, ma a tale proposito, afferma nel seguente passo la
studiosa italiana Biancamaria Scarcia, siamo spesso fuorviati da
pregiudizi e da criteri di valutazione propri della cultura
occidentale, dai quali derivano luoghi comuni e analisi alquanto
approssimative. Un esame pi approfondito della ideologia islamica
e, in particolare, del rapporto fra societ, stato e religione 
compiuto nel seguente passo.


Una caratteristica essenziale attribuita all'Islam 
l'identificazione fra religione e stato che formano un unico
concetto. Per la verit, se la cosa fosse cos semplice, non vi
sarebbe religione in senso individuale nell'Islam. E, viceversa,
ogni questione pubblica, e quindi lo stato che ne  la massima
espressione, competerebbe a tutti indistintamente. Questo modo di
vedere il rapporto religione-politica  approssimativo e in gran
parte inesatto.
Nel mondo islamico e nella sua storia, le distinzioni ci sono
sempre state. La religione ha avuto un suo posto e un suo ruolo
nella societ islamica e nella coscienza dei singoli credenti, in
modi per molti versi paragonabili a quelli che hanno
caratterizzato la vita politica e sociale del nostro Medioevo. E
cos c' sempre stata anche un'esigenza politica che doveva essere
soddisfatta senza tener conto del fatto religioso e, spesso, in
opposizione ad esso.
Per chiarire ancora meglio la questione c' da osservare che nel
mondo islamico, il termine stato accompagna il termine religione,
non la parola che esprime il concetto di politica. La politica ha
sempre rappresentato, nell'Islam, una questione tecnica e
operativa. Si  trattato cio del modo di agire da parte del
sovrano, di controllare e risolvere concreti problemi che non
potevano essere direttamente e immediatamente ricondotti
nell'ambito della legge religiosa. Questo vuol dire che si sono
avute una politica, delle scelte politiche, una visione politica
diverse, a seconda dei diversi periodi storici. C' pero un
atteggiamento che non si pu ricondurre alla nostra esperienza
medioevale. E' una tendenza all'unit che ha, questa volta s,
inconfondibili motivazioni religiose. Come Dio  unico, ed  la
massima anzi la sola realt, cos le cose, il creato, la terra,
l'uomo, sono tanto pi perfetti quanto pi si avvicinano anch'essi
all'unit. Questa concezione dell'unit non ha niente a che fare
con visioni panteistiche, secondo le quali Dio si manifesta in
ogni espressione del creato, anzi non si pu distinguere da esso.
Si tratta invece dell'unit tra livello materiale e livello
spirituale, quindi tra dimensione religiosa e dimensione sociale e
politica. L'attivit umana che agisce nel sociale e nel politico
acquista cos un valore importante, anche dal punto di vista
religioso. Di conseguenza la religione non investe solo la sfera
spirituale del singolo, non interessa soltanto i suoi rapporti con
la divinit, ma si esprime attraverso le leggi, diventa un codice
di comportamento universale. La legge, nell'Islam, si occupa di
tutto: dalla pena che deve ricevere il ladro, al modo in cui vanno
applicate le tasse, dalla determinazione delle quote ereditarie,
all'igiene e al galateo. La legge si occupa addirittura poco di
elementi spirituali, o dottrinari. Questi vengono lasciati al
singolo, che decide come meglio crede. Nella religione islamica
c' dunque il tentativo di mettere e tenere insieme le due realt,
quella terrena e quella divina e spirituale. Per questo, proprio
nell'Islam, la realt spirituale ha una sua autonomia ignota ad
altre religioni, cristianesimo compreso. E sancisce la mancanza
nell'Islam di dogmi, di sacramenti e di riti. Questo modo di
essere religiosi traspare da tutte le espressioni della
spiritualit islamica, a partite dal Corano, e dalla vita del
Profeta che ne  la pi alta testimonianza.
Per un altro aspetto  la societ, qui tutta civile, che cerca i
suoi princpi nell'ambito della religione. Ma, specie nei momenti
di grande vitalit culturale ed economica, la societ si riserva
la possibilit di elevare a fatti religiosi regole e soluzioni che
sono state invece imposte dalle circostanze e non dai princpi.
Insomma, per quanto la cosa possa sembrare magari un po' strana
alla nostra sensibilit, anche la religione  laica nell'Islam.
Questo apparente paradosso si avvicina alla realt islamica molto
pi che non il parlare, come si  fatto e come si fa ancora troppo
spesso, di teocrazia, cio di governo religioso-clericale. Il modo
di concepire, nell'Islam, il monoteismo e la trascendenza di Dio,
cio il suo essere superiore e non rapportabile a quanto l'uomo 
in grado di capire con il proprio intelletto e di realizzare con
la propria opera, fa s che sia di tipo laico anche il rapporto
con la religione.
Nella religione islamica non si parla di peccato originale o
quotidiano, n si pone il problema di verificare la sincerit di
fede del credente. Questi sono fatti che lo riguardano
individualmente. In ci ciascuno pu dare le risposte che crede.
Finch si tratta del suo patrimonio spirituale, e non vengono
modificati n il suo atteggiamento verso la societ n la sua
accettazione delle regole sociali, egli non deve rendere conto a
nessuno.
La societ stessa, se non fosse per l'imperfezione della natura
umana, non avrebbe bisogno di capi e di guide. Il capo e la guida
sono indispensabili per garantire l'efficienza e l'applicazione
delle regole del vivere sociale, e con questo procurare benessere
al singolo e alla comunit. Benessere vuol poi dire anche salvezza
di chi a tale operazione partecipa. L'adesione al volere divino 
in questo senso il fine ultimo del credente e della comunit nel
suo insieme. [...].
Per l'Islam il problema  quello dello stato ideale e perfetto. Ma
questa concezione si inserisce a sua volta in una teoria pi ampia
in cui la parola storia significa, per Ibn Khaldun [storico
arabo vissuto nel quattordicesimo secolo], tutto ci che concerne
l'uomo che vive in societ, cio la civilt del mondo e quanto fa
comprendere tale civilt.
 di qui che bisogna partire per valutare le vicende che
caratterizzano la storia del mondo islamico. Molti pregiudizi
vengono cos a cadere. E' certamente vero che l'Islam ha un
atteggiamento diverso di fronte alla vita, ai rapporti sociali e
alle strutture in cui  organizzata la societ. Ma  ancora pi
vero che tali strutture sono spiegabili indipendentemente dai
princpi cui dovrebbero rispondere. Non solo. La cosa  talmente
vera e scontata anche per i musulmani, che essi hanno fatto di
questa ovvia e naturale esigenza un principio.
E ancora: chi volesse cercare, nell'esperienza umana, un
atteggiamento esclusivamente religioso, non dovrebbe proprio
cercarlo nell'Islam. Per convincersi di questo basta avvicinarsi
ai musulmani con occhi meno prevenuti, cercando di comprendere il
significato pi profondo delle loro affermazioni. Esse suscitano
in noi una serie di impressioni che nascono dal nostro contesto
culturale e storico. Per i diretti interessati, hanno invece
significati e risonanze totalmente diversi. Anche a loro, del
resto, noi possiamo fare l'effetto di essere tutti materialisti,
quando predichiamo l'efficienza tecnologica, il profitto e cose
simili. Strano tipo di materialisti, per, perch abbiamo poi una
visione del mondo troppo spiritualista, che non ha mai tenuto
conto della realt del creato e della bont delle leggi naturali
che lo reggono, e che l'uomo non  affatto tenuto a contrastare.
Materialismo e spiritualismo sono molle che premono di volta in
volta sul nostro mondo; per i musulmani, sono due aspetti di una
stessa realt. E l'uomo ha il diritto di vivere e di godere la sua
realt umana e terrena.
